mercoledì 1 ottobre 2008

Ushuaia Mayo 2006

Nel "piano" c'era di arrivare a Ushuaia entro metà primavera per non trovare lo stretto di Magellano inattraversabile.
Non che i contatti tra la tierra del fuego e il resto della patagonia si interrompano in inverno, ma si fanno meno agevoli e piu pericolosi.
Il programma di viaggio prevede la discesa del Chile e la risalita dell'Argentina a cominciare proprio dal fondo.
Invece colpa del carnevale di Oruro, o quello di Piriapolis o della nostra sconclusionata agenda di viaggio arriviamo dalle parti di Commodoro Rivadavia nel pieno dell'autunno australe!
Anzi a poche settimane dall'inverno.
Nel preparare gli zaini da 75 litri avevamo dovuto tener conto di troppi fattori ambientali, di cambi di stagioni, di mare-montagna-pianura-collina-ghiacciai.
A Montevideo abbiamo svuotato tutto e buttato la metà dei vestiti (consumati, stracciati, macchiati, e inutili).
Quindi iniziamo la discesa verso l'antartide in modo assolutamente impreparato.
Per questo a Rio Gallegos, l'ultima citta argentina prima dello stretto di Magellano, ci giochiamo quasi le gambe. Tira un freddo che neanche in Inghilterra.
Da Rio Gallegos a Ushuaia c'è un solo servizio di bus. Monopolista, quindi mezzo scassato senza riscaldamento, con posti scomodi e niente pranzo a bordo.
Il Zax è innamorato dell'avventura i si beffa dei pericoli, ma la sua compagna un po' meno.
Cosi nel mezzo del niente su questa statale lunghissima e deserta, con la neve alle ginocchia e nel
cuore della notte, il bus si guasta.
L'autista non si perde d'animo e senza avvisare nessuno se ne esce in maniche di camicia con una grossa chiave inglese alla volta del motore.
Scene da thriller di Stephen King.
Per una buona mezzora nessuno NESSUNO si azzarda a dire niente, neanche un commento, c'è la porta del bus aperta entra un freddo della Madonna (la Madonna del Fuego).
Dopo varie occhiatine, tre di noi si alzano all'unisono e decidono di andare alla ricerca dell'autista del bus.
Sono come nelle migliori barzellette: un francese, un argentino e un napoletano.
Il napoletano è il vostro effezionato ovviamente.
L'autista non è morto assiderato, ma sempre in maniche di camicia sul retro del bus per metà immerso dentro al motore e l'altra metà immerso nella neve.
Qualcosa si è rotto, e noi tre facciamo le belle statuine al freddo quando è chiaro che nessuno se ne intende di motori, di pullman, di strade patagoniche e di autisti di bus.
La nottata si sblocca quando il francese dice: ho tre panini nello zaino.
L'utista continua a riparare il bus e noi ci riempiamo la pancia ché è meglio morire con lo stomaco pieno.
Dopo 4 ore il bus riparte e all'alba siamo da qualche parte. Nessuno ha bene chiaro dove, ma c'è un bar che vende thè caldo, caffè...
L'ultimo scoglio da superare è la burocrazia Argentina, che unita a quella Chilena ci presenta uno spettacolo esilarante.
Infatti lo stretto di Magellano è controllato dai due paesi in quanto confine. L'unico attraversamento dello stretto è per raggiungere Ushuaia (che è si l'ultima città australe del mondo), quelli che ci passano tutti i giorni vengono per forza dall'Argentina, per forza vanno ad Ushuaia e per forza passano per quella strisciolina di Chile disabitata.
Allora:
1)si timbra il passaporto all'uscita del primo paese
2)si ritimbra all'ingresso del secondo venti metri piu avanti, si sale sul traghetto, si passa lo stretto
3)si esce dal Chile timbrando di nuovo il passaporto
4)si rientra venti metri dopo in Argentina che vuole di nuovo mettere uno stampo sul passaporto.
In totale abbiamo fatto il gioco delle tre carte (o dei 2 passaporti o dei 4 visti) da fessi per una ora e quarantacinque minuti. Il tutto davanti a solerti militari di frontiera con estasiate faccie per ogni timbro.
Abbiamo buttato 4 pagine di passaporto. Roba che se non ci fosse stato piu spazio per i timbri a metà della corsa ci buttavano a mare.
Per lo stretto di Magellano vi rimando ai miei video su Youtube.
A Uashuaia è notte. Ci assalgono 5 o 6 proprietari di ostelli appena mettiamo piede giù dal bus.
Scopriremo poi che la città è priva di qualsiasi attività economica che non sia legata al business del turismo. Quindi gli alberghi, le pensioni, gli ostelli si sono moltiplicati negl'ultimi anni come funghi e la concorrenza è agguerritissima.
Una mattina un signore ci chiederà cosa diavolo ci facciano tanti turisti a Ushuaia. forse perchè poi si fanno belli con gli amici per essere stati nella città più a sud del mondo??
Silvia ed io ci facciamo rossi dalla vergogna ed educatamente ce la squagliamo.
Per dare un senso a quella visita passiamo per tutti e due i musei della città (uno con delle bellissime mappe antiche e altre cianfrusaglie dei primi esploratori).
Invece il panorama è imperdibile, davanti a noi c'è il famoso canale di Beagle e la costa chilena dall'altro lato. L'aeroporto di Ushuaia deve offrire degli atterraggi mozzafiato, la rampa di decollo si trova su una striscia di terra nel mezzo del canale.
L'argentino e il francese dormono nel nostro ostello, la mattina facciamo sempre colazione insieme. Tira un'aria molto familiare nella baita che ci ospita. La colazione è a base della cosa più buona del mondo: EL DULCE DE LECHE.
Il Francese non è Francese ma Canadese, fa l'osservatore ONU e si lancia in ardite discussioni politiche in inglese senza avere grande dimestichezza col mezzo (e neanche tanto sull'argomento).
L'argentino invece è impreparato sul clima locale, ha un pullover e un jeans. Praticamente non mette mai il naso fuori di casa, poverino.
Noi ci sentiamo cosi spavaldi che una mattina saliamo sulla seggiovia (ohhhh la seggiovia, che bonita mi amor...y se mueve solita...., silvia non aveva mai visto una cosa del genere).
Saliamo saliamo saliamo finchè non siamo ai piedi del ghiacciaio perenne.
Saliamo saliamo saliamo finchè non siamo sulla cima del ghiacciaio.
Ci rotoliamo nella neve. Due settimane prima stavamo facendo il bagno nell'oceano atlantico.
Ho lasciato il mio nome sulla neve e l'ho scritto con la pipi, era una cosa che volevo tremendamente fare da anni. ho delle foto da qualche parte.
L'antartide è a pochi Kilometri, basterebbero 4000 dollari per prendere una di quelle crociere che partono da Ushuaia.
Ma noi con quei soldi facciamo il giro del mondo!
E poi andaimo di fretta che entro due settimane abbiamo appuntamento con Stefano a Bariloche, giusto il tempo di risalire la cordigliera delle ande e attraversare orizzontalmente la patagonia.
ciao!

Nessun commento: