Dieci cosa da evitare quando si è nervosi.
L'incazzatura si sà, è roba che capita a tutti.
Ma ci sono dei consigli per evitare che una brutta giornata diventi un incubo.
Se stamattina ti sei svegliato nervoso:
Stai lontano dal distributore di merendine.
Non giochicchiare con un pacchetto di sigarette pieno.
Non andare in posta a pagare un bollettino.
Non frequentare donne mestruate e/o in cinta.
Non frequentare donne.
Non mangiare cibi privi di grassi insaturi.
Non chiedere un estratto conto alla tua banca.
Non parlare, assolutamente non parlare, con i condomini vecchi del tuo palazzo.
Non tentare di riparare oggetti meccanici (evita soprattutto quelli elettronici, hanno un anima diabolica).
Non iniziare una dieta.
Non ritirare la macchina dal meccanico.
E dieci cose da fare assolutamente.
Se stamattina ti sei svegliato nervoso:
Caffè sigaretta e cagata che Dio la manda.
Fai 180 km/h su una autostrada (deserta per favore) a cavallo di una saetta travestita da moto.
Prenditela con l'ultimo stronzo di un supermercato qualsiasi che non sà dove si trovino i dopobarba per pelli sensibili (digli: come quelli per la tua faccia da culo) e digli che lo sputtanerai con il suo capo e allontanati da lui fissandolo dritto negli occhi con fare minaccioso.
Fermati al bar sport a fare colazione con due brioche e tre caffè amari, di cui l'ultimo shakerato e corretto alla grappa.
Fatti fare un pompino prima delle undici di mattina da una donna ma senza parlarle (mima le tue intenzioni).
Fatti una sega verso le 15.
Scommetti duecento euro su un cavallo anche se non sai nulla di ippica e che vincerà.
Esci con i vecchi amici del bar, passa una serata di sconvolgimenti continui e alcol.
Mangia una fiorentina da 750 gr.
Trombati un mignottone di alto borgo spendendo tutti i risparmi del mese, e lascia che per una piccola mancia extra si lasci andare fino in fondo e chiudi gli occhi subito dopo l'orgasmo.
Il giorno dopo, ovunque tu ti sia svegliato, sarai meno nervoso.
Altrimenti riprova a seguire i miei consigli finchè non migliora.
lunedì 28 giugno 2010
venerdì 25 giugno 2010
Friday night show

Da quando abbiamo formato il gruppo ogni weekend ha più senso.
Prima, prima del gruppo, i fine settimana potevano essere parecchio smorti.
Non abbiamo ancora un nome ma tanta voglia di divertirci.
Quando avevo quindici anni e sognavo di diventare una rock star mi prendevo molto sul serio.
Oggi l'obiettivo del gruppo è passare dei fantastici venerdi sera. Bevendo, fumando e suonando quella carica esplosiva che chiamiamo rock and roll.
Ci contagiamo gli uni con gli altri, ci passiamo energia al solo contatto visivo.
E poi giù di risate e accordi.
Nel giro di tre mesi, il venerdi, giorno di prove in sala, è diventato di gran lunga il miglior giorno della settimana.
E non importa se ci arriviamo stracchi, scoraggiati, tristi e sfondati. Dopo quattro ore di prove sembriamo pargoli all'uscita di scuola.
Affianchiamo alla nostra vita di musicisti fai da sé, attività extracurricolari volte a rinforzare lo spirito di gruppo.
Perchè lo spirito in una cosa come questa è tutto.
Quindi potete trovarci spesso in una malga di montagna il sabato e la domenica davanti a quell'enorme camino mangiando carni alla brace e bevendo grappa, poi quando gli animi sono abbastanza caldi, via le luci e su lo stereo a palla e inizia il club del rock and roll. AC/DC per capirci.
E ditemi se non è una storia fantastica.
Finalmente!
lunedì 21 giugno 2010
Il SOCIO

Quando c'era G. per casa, la sera si facevano sempre due chiacchiere, anche quando non ne avevamo voglia.
Era invece una terapia contro lo stress che oggi rimpiango.
G. non aveva particolari pretese e per questo lo stimavo molto. A lui bastava una piccola tv, un bel film, qualcuno con cui scambiarsi le impressioni sul tempo e sui fatti semplici della vita.
G. era onesto (e lo è ancora), la malizia della vita gli scivolava di dosso.
L'ho conosciuto una sera ad una festa, dieci anni fà.
Mi chiese di riaccompagnarlo a casa con la macchina e quando arrivamo scese senza né ringraziare né salutare.
Mi piacque subito!
Dopo lo si vedeva sempre in simbiosi con R. che suonava il basso con il nostro piccolo gruppo punk del 2000.
Quando R. divenne una figura fissa a casa mia, lo divenne anche G.
G. era taciturno, parlava poco (ma più di oggi stranamente).
All'inizio non mi pare che lo degnassimo di tanto interesse.
Ma le cose cambiarono in fretta.
Mi ricordo che durante una nottata passata a girare nel quartiere-pancia alla ricerca di un modo per sfogare le nostre voglie di giovani adolescenti, già abbastanza divelti a causa dell'alcol e delle droghe, scoprimmo che G. era capace di fulminanti pensieri filosofici brevi e precisi.
Ora non ricordo neanche una delle perle di saggezza che ci regalò in quei due anni passati a Napoli.
Fu lui, con un guizzo da vero commerciante navigato, ad aprire i giochi di quello che più in là divenne la nostra attività imprenditoriale dei diciott'anni.
Fu lui a scegliere l'ufficio, ad aprire i giochi e a stabilire i prezzi.
Soprattutto i prezzi.
Qualche mese più tardi, complice una reciproca voglia di viversi, mi spronò a diventare EROE e ad uscire dal giogo economico nel quale la nostra attività stagnava. (disse proprio così: E adesso, socio, siamo eroi!)
E fummo eroi, temerari, capaci di gesti grandiosi. Almeno a diciott'anni mi sembrava così.
Il nostro sodalizio crebbe fino a diventare scomodo per le mogli/fidanzate e anche per gli altri amici.
Forse per la deriva alcolica che stavamo prendendo.
A nulla però valsero i loro tentativi di separarci.
G. veniva la mattina alle undici a svegliarmi a casa di mia madre.
E ci veniva tutte le mattine della settimana.
Aveva una bottiglia di whisky sotto il braccio, gli aprivo la porta ancora con le righe del cuscino in faccia e dopo due minuti stavamo facendo colazione con Bayles e hashish.
Poi storditi & stonati come potevano esserlo Butch Cassidy e Sundance Kid (ai quali ci ispiravamo) scendevamo in strada con le nostre andature storte e andavamo a caccia di fighe (ai tempi le chiamavamo ancora ragazze...o femmine).
Un paio di anni dopo fui io a tradire l'amico G.
Decisi di partire per l'inghilterra e non ci furono cazzi a fermarmi.
Questo gettò la nostra amicizia in quel tunnel della memoria pieno di volti dei quali poco per volta ci si dimentica i nomi.
Continuammo a sentirci sempre più sporadicamente.
Alla fine G. divenne uno dei tanti contatti internet con i quali non si va oltre ad una email ogni due anni.
Poi ci ritrovammo.
A Napoli ovviamente.
G. mi propose di ospitarlo a Verona per un po'.
Arrivò una domenica sera piovosa e fredda e restò da me per un paio di mesi.
Il tempo che abbiamo passato insieme mi sembra vissuto il doppio!
Oggi un amico con il quale discorrere di qualsiasi scemenza senza un briciolo di serietà o di cose serie senza ironie di sorta è difficile da trovare.
Per fortuna io ho G.
Era invece una terapia contro lo stress che oggi rimpiango.
G. non aveva particolari pretese e per questo lo stimavo molto. A lui bastava una piccola tv, un bel film, qualcuno con cui scambiarsi le impressioni sul tempo e sui fatti semplici della vita.
G. era onesto (e lo è ancora), la malizia della vita gli scivolava di dosso.
L'ho conosciuto una sera ad una festa, dieci anni fà.
Mi chiese di riaccompagnarlo a casa con la macchina e quando arrivamo scese senza né ringraziare né salutare.
Mi piacque subito!
Dopo lo si vedeva sempre in simbiosi con R. che suonava il basso con il nostro piccolo gruppo punk del 2000.
Quando R. divenne una figura fissa a casa mia, lo divenne anche G.
G. era taciturno, parlava poco (ma più di oggi stranamente).
All'inizio non mi pare che lo degnassimo di tanto interesse.
Ma le cose cambiarono in fretta.
Mi ricordo che durante una nottata passata a girare nel quartiere-pancia alla ricerca di un modo per sfogare le nostre voglie di giovani adolescenti, già abbastanza divelti a causa dell'alcol e delle droghe, scoprimmo che G. era capace di fulminanti pensieri filosofici brevi e precisi.
Ora non ricordo neanche una delle perle di saggezza che ci regalò in quei due anni passati a Napoli.
Fu lui, con un guizzo da vero commerciante navigato, ad aprire i giochi di quello che più in là divenne la nostra attività imprenditoriale dei diciott'anni.
Fu lui a scegliere l'ufficio, ad aprire i giochi e a stabilire i prezzi.
Soprattutto i prezzi.
Qualche mese più tardi, complice una reciproca voglia di viversi, mi spronò a diventare EROE e ad uscire dal giogo economico nel quale la nostra attività stagnava. (disse proprio così: E adesso, socio, siamo eroi!)
E fummo eroi, temerari, capaci di gesti grandiosi. Almeno a diciott'anni mi sembrava così.
Il nostro sodalizio crebbe fino a diventare scomodo per le mogli/fidanzate e anche per gli altri amici.
Forse per la deriva alcolica che stavamo prendendo.
A nulla però valsero i loro tentativi di separarci.
G. veniva la mattina alle undici a svegliarmi a casa di mia madre.
E ci veniva tutte le mattine della settimana.
Aveva una bottiglia di whisky sotto il braccio, gli aprivo la porta ancora con le righe del cuscino in faccia e dopo due minuti stavamo facendo colazione con Bayles e hashish.
Poi storditi & stonati come potevano esserlo Butch Cassidy e Sundance Kid (ai quali ci ispiravamo) scendevamo in strada con le nostre andature storte e andavamo a caccia di fighe (ai tempi le chiamavamo ancora ragazze...o femmine).
Un paio di anni dopo fui io a tradire l'amico G.
Decisi di partire per l'inghilterra e non ci furono cazzi a fermarmi.
Questo gettò la nostra amicizia in quel tunnel della memoria pieno di volti dei quali poco per volta ci si dimentica i nomi.
Continuammo a sentirci sempre più sporadicamente.
Alla fine G. divenne uno dei tanti contatti internet con i quali non si va oltre ad una email ogni due anni.
Poi ci ritrovammo.
A Napoli ovviamente.
G. mi propose di ospitarlo a Verona per un po'.
Arrivò una domenica sera piovosa e fredda e restò da me per un paio di mesi.
Il tempo che abbiamo passato insieme mi sembra vissuto il doppio!
Oggi un amico con il quale discorrere di qualsiasi scemenza senza un briciolo di serietà o di cose serie senza ironie di sorta è difficile da trovare.
Per fortuna io ho G.
mercoledì 16 giugno 2010
Afo-ritmo (aformisma algoritmato) altrimenti detto: considerazioni disperate in inglese.
Having no debit card (bancomat)
gets you no problem with your overdraft limit, but it won't help you dating a girl.
In case of loss of your bank card you might consider asking out bank employees directly.
domenica 13 giugno 2010
Balancing your Karma!
mercoledì 9 giugno 2010
Non sarai mai mia!
Non ne posso più sono disgustato.
Mi avevano detto che tutte le cose sono a nostra disposizione, che basta sbattersi abbastanza per ottenerle.
Non ho mai ceduto, neanche un dubbio per anni.
Adesso, nonostante abbia provato di tutto, c'è qualcosa che non riesco ad afferrare.
Qualcosa che non sarà mai mia.
A Mà, miett a nutèll 'ngopp a mensola cchiu a basch!
Siamo proprio terra terra.
Mi avevano detto che tutte le cose sono a nostra disposizione, che basta sbattersi abbastanza per ottenerle.
Non ho mai ceduto, neanche un dubbio per anni.
Adesso, nonostante abbia provato di tutto, c'è qualcosa che non riesco ad afferrare.
Qualcosa che non sarà mai mia.
A Mà, miett a nutèll 'ngopp a mensola cchiu a basch!
Siamo proprio terra terra.
Il tram a muro (parte I)
Sono sveglio da quattro ore e sto fumando la quinta sigaretta.
Napoli, alla fine, è sempre quel posto privo di regole che condiziona anche la mia scelta di non fumare.
Sto bene, ma attorno è come se fosse tutto di plastica.
Questa era la città di quando avevo vent'anni e nonostante sia rimasta uguale, per me è solo finzione.
I palazzi, le strade, i posti che mi hanno visto ragazzino e adolescente sono sempre lì, statici, immersi nello stesso clima, con le stesse facce. E non può essere vero.
Non può non essere cambiato niente. Eppure...
Le donne, che sono bellissime e cariche di sensualità, hanno lo sguardo basso, sono arrese.
Portano sulle spalle il peso di una vita piena di emozioni forti ma destinata all'infelicità, all'insuccesso. Con il tempo mi immagino che perderanno anche loro la voglia di sognare e si accontenteranno di una vita senza immaginazione.
E' triste.
Basterebbe così poco per mostrare a questa gente, alla mia gente, che tutto è possibile. Anche l'amore è veramente possibile, essere felici, trovare il proprio spazio su questa terra, è tutto a portata di mano. Basta andarsene.
Ho detto che sto bene?
No sto male, sono un disadattato.
Alle volte mi andrebbe di urlare in faccia ai miei amici rimasti qui che non bisogna arrendersi.
Altre volte mi assale la tristezza e vorrei scappare via e non tornare più.
E da quando ho messo piede qui ho una voglia matta di vedere S. che normalizza tutte le mie paure e sà ascoltare. Quanto è arrivata a conoscermi!
Si perchè Napoli è piuttosto ostile con i suoi figli che se ne sono andati.
Ma S. è a Verona e non la vedrò per qualche altro giorno ancora.
La mia missione qui è quasi conclusa.
Dopo aver salutato i miei genitori, gli zii, i nonni e dopo aver fatto il valtzer dei pranzi familiari sono pronto a dimenticare che qui c'ho lasciato l'anima.
L'ho sotterrata da qualche parte tra il quartiere-pancia e il vecchio istituto superiore.
Lì da qualche parte, sui muri e per le strade, ho lasciato il fiore delle mie passioni, ho lasciato donne che ho amato, ho lasciato amici che pensavo eterni.
E non c'è nulla di più triste che realizzare di aver perso tutto.
Insomma io qui non c'entro più nulla.
E la mia unica colpa è di essere andato via.
Sono tremendamente triste. Oggi.
Napoli, alla fine, è sempre quel posto privo di regole che condiziona anche la mia scelta di non fumare.
Sto bene, ma attorno è come se fosse tutto di plastica.
Questa era la città di quando avevo vent'anni e nonostante sia rimasta uguale, per me è solo finzione.
I palazzi, le strade, i posti che mi hanno visto ragazzino e adolescente sono sempre lì, statici, immersi nello stesso clima, con le stesse facce. E non può essere vero.
Non può non essere cambiato niente. Eppure...
Le donne, che sono bellissime e cariche di sensualità, hanno lo sguardo basso, sono arrese.
Portano sulle spalle il peso di una vita piena di emozioni forti ma destinata all'infelicità, all'insuccesso. Con il tempo mi immagino che perderanno anche loro la voglia di sognare e si accontenteranno di una vita senza immaginazione.
E' triste.
Basterebbe così poco per mostrare a questa gente, alla mia gente, che tutto è possibile. Anche l'amore è veramente possibile, essere felici, trovare il proprio spazio su questa terra, è tutto a portata di mano. Basta andarsene.
Ho detto che sto bene?
No sto male, sono un disadattato.
Alle volte mi andrebbe di urlare in faccia ai miei amici rimasti qui che non bisogna arrendersi.
Altre volte mi assale la tristezza e vorrei scappare via e non tornare più.
E da quando ho messo piede qui ho una voglia matta di vedere S. che normalizza tutte le mie paure e sà ascoltare. Quanto è arrivata a conoscermi!
Si perchè Napoli è piuttosto ostile con i suoi figli che se ne sono andati.
Ma S. è a Verona e non la vedrò per qualche altro giorno ancora.
La mia missione qui è quasi conclusa.
Dopo aver salutato i miei genitori, gli zii, i nonni e dopo aver fatto il valtzer dei pranzi familiari sono pronto a dimenticare che qui c'ho lasciato l'anima.
L'ho sotterrata da qualche parte tra il quartiere-pancia e il vecchio istituto superiore.
Lì da qualche parte, sui muri e per le strade, ho lasciato il fiore delle mie passioni, ho lasciato donne che ho amato, ho lasciato amici che pensavo eterni.
E non c'è nulla di più triste che realizzare di aver perso tutto.
Insomma io qui non c'entro più nulla.
E la mia unica colpa è di essere andato via.
Sono tremendamente triste. Oggi.
Iscriviti a:
Post (Atom)


