lunedì 9 agosto 2010

Copio e incollo dal blog di repubblica.it http://olivero.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-2 la recensione del libro: I viaggi di Jupiter

Se si parla di libri di viaggi, niente da dire, un ottimo libro.
Ma se si parla di quella categoria dello spirito che sono i viaggi in moto, allora questo è il migliore mai scritto: I viaggi di Jupiter di Ted Simon, anno 1977, un classico.
Quattro anni prima Simon era partito da Londra, attraversato l´Europa, l´Africa fino a Città del Capo, poi in Brasile e su fino in California, Oceano Pacifico, Asia e ritorno verso Londra. Totale: 45 paesi e 103 mila chilometri in sella a una Triumph Tiger 500 che già, cosa che tutti quelli che l´hanno avuta sanno, perdeva olio appena uscita dalla fabbrica.
Ci sono cose che rendono il libro di Simon qualcosa di più di un libro di viaggi. Cose che può capire soltanto chi si è trovato su una moto. La disperazione che può infiltrarsi nell´anima solo perché si mette a piovere. La gioia del mattino quando finiamo di caricare la moto per l´ennesima volta e scopriamo che ci mettiamo meno tempo ed è più bilanciata. I sensi all´erta quando sentiamo un nuovo rumore venire dal motore. I pensieri – sempre maledettamente sul futuro e maledettamente sul passato, mai sul presente – che se ne vanno con lo scorrere dei chilometri. La mente costretta a occuparsi di cose molto pratiche come dove piantare una tenda o quanta benzina abbiamo ancora nel serbatoio. L´istinto che a una certa ora del pomeriggio ci dice che bisogna iniziare a pensare dove dormire.
La consolazione che una sigaretta e una birra possono dare dopo chilometri di strade bagnate. Le parole di una canzone che ci si ritrova a cantare per farsi coraggio, perché viene da sola. Perché si è felici.
Ted Simon, I viaggi di Jupiter (tr.it. C. Barzin), elliott, 18,50 euro

1 commento:

ghirigori baumann ha detto...

zax, esiste un libro bellissimo, di viaggio tra popoli d'asia centrale e in macchina (e in cui la macchina gioca un ruolo centralissimo), purtroppo però temo sia solo in francese. se ne trovi un'edizione italiana ne vale davvero la pena. è di Nicolas Bouvier, è del 1963 e si chiama L'usage du monde, "l'uso del mondo". nonostante il titolo presuntuoso, è un gran bel libro.